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24Mag 2021

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Shortage microchip: cosa succede all’Information Technology?

shortage microchip

Shortage Microchip e Information Technology: cosa succede adesso?

Quando parliamo di Microchip Il nostro mercato è un punto di riferimento di riferimento ed è probabilmente il primo che ha scatenato (e subìto) l’onda di crisi, con l’aumento di richieste di prodotti informatici durante la pandemia.

Pandemia: un pretesto?

“C’è un enorme ritardo tra il momento in cui viene sviluppata una tecnologia e quando quest’ultima entra in fabbricazione – ha spiegato il presidente di una primaria azienda americana – Quindi potrebbero servire un paio di anni prima di ottenere una capacità produttiva incrementale sufficiente per alleviare tutti gli aspetti della carenza di chip”.

Occorre concentrarsi sugli investimenti in impianti di fabbricazione: Intel, ad esempio, ha annunciato l’intenzione di investire 20 miliardi di dollari per costruire due nuove fabbriche di chip in Arizona, Samsung prevede di costruire due fabbriche da 17 miliardi di dollari in Corea del Sud e in USA. Anche Tsmc (Taiwan) ha pianificato investimenti per 100 miliardi di dollari nei prossimi tre anni nel tentativo di aumentare la propria capacità di produzione.

Automotive: tagli alla produzione e crisi finanziaria

Nel 2020 i produttori di auto, prevedendo un calo della domanda a causa della pandemia, hanno ridotto i piani di produzione, e conseguentemente anche gli ordini di processori, proprio mentre i produttori di device digitali (alle prese con la forte domanda di prodotti “mobile” per il lavoro in remoto) aumentavano a dismisura.
Pur non utilizzando i medesimi chip dell’Information Technology la capacità produttiva delle fabbriche di microprocessori è comunque limitata. E così i produttori di auto quando hanno ricominciato a vendere, si sono trovati senza componenti.

Alcune conseguenze: Ford ha dichiarato che la carenza di chip può comportare un taglio della produzione del 20%, GM ha rallentato l’attività negli stabilimenti, producendo addirittura mezzi senza i chip che ottimizzano il consumo di carburante.

Volkswagen, Nissan, Toyota e FCA, hanno annunciato tagli di produzione a causa del “chip shortage”. Una situazione che secondo gli analisti di settore potrebbe richiedere almeno 6 mesi per tornare alla normalità.

Quasi tutta la produzione è in Asia

Taiwan, Cina, Corea: sono questi i paesi che producono il maggior volume di chip nel mondo. In USA nel 1990 si produceva il 37% del fabbisogno mondiale, oggi solo il 12%. In Europa si produce solo il 10%.
E’ intervenuto anche il Presidente Biden per ridurre questa dipendenza dal “Far East”, negli USA le lobby stanno mettendo pressioni al Governo per ottenere fondi e incentivi per il finanziamento alla ricerca e sviluppo e alla produzione di microchip.

La Commissione Europea ha presentato un piano per ritornare a gestire almeno il 20% della produzione mondiale di semiconduttori innovativi e sostenibili, ma tutti questi piani e investimenti produrranno il loro effetto solo tra un paio d’anni. Aspettiamoci dunque prezzi più cari per smartphone, computer, automobili”.

Anche se ora il bilanciamento tra Smartworking, home office e scrivania d’ufficio sta lentamente tornando alla normalità, la produzione di PC, Notebook, server e altri prodotti informatici è strettamente connessa alla disponibilità dei chip.
Una situazione analoga si sta creando anche nel mercato dei monitor, dove la scarsa disponibilità di pannelli provoca ritardi di produzione.

I Vendor principali sono in crisi, stanno cercando di reagire rapidamente alle onde di “discontinuità” create dalla produzione. La dipendenza dalle fabbriche in Asia è un fattore negativo, che difficilmente trova soluzione prima di qualche trimestre.

Qui un estratto del Sole 24 Ore sulla situazione del settore Automotive in Italia

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Programmare  l’evoluzione tecnologica

 

Come fa un’azienda a ridurre al minimo il rischio di shortage di prodotti Hardware? Migliorando la programmazione.

Anticipare e programmare al meglio eventuali progetti che richiedono il rinnovo di prodotti informatici. Pianificare tempi di consegna lunghi, almeno un trimestre.

Posticipare investimenti, prolungare il ciclo di vita di prodotti ormai obsoleti. è un rischio. Se si è costretti ad interventi di urgenza (esempio per la rottura di un PC, o ancora peggio, del server aziendale), la sostituzione in urgenza in questo periodo sarà difficilissima, con grave rischio di rallentare (o fermare!) la produttività in azienda. Provate solo ad immaginare il danno economico causato da un evento simile, quindi è meglio “programmare e anticipare” gli investimenti in ambito IT.

 

Verificare le scadenze dei noleggi, valutando con largo anticipo eventuali rinnovi di parchi aziendali. Lo shortage colpisce in particolare prodotti entry-level, le aziende produttrici danno priorità ai prodotti tecnologicamente più avanzati. Meglio un prodotto migliore (e più costoso) disponibile subito, di uno economico ma… non disponibile.

 

La pandemia ci ha abituato a vivere (e lavorare) con incertezze e pressioni psicologiche: il pericolo sta lentamente passando, sarà la stessa cosa anche per l’indisponibilità dei Chip.

Se il vaccino è la migliore soluzione per uscire dal Covid-19, i prodotti informatici sono il mezzo che ci ha permesso di superare  la pandemia con minori conseguenze. Sono una risorsa, da investire al meglio e gestire con cura.